GIOVEDì 12 FEBBRAIO: MARCO CIMMINO RACCONTA PASSCHENDAELE, INFERNO DI FANGO

Pianificata minuziosamente sotto l’occhio vigile del comandante in capo del British Expeditionary Force, feldmaresciallo Douglas Haig, la terza battaglia di Ypres nasce all’interno di una strategia che mira a sfruttare l’entrata in guerra degli Stati Uniti, avvenuta nell’aprile del 1917, mantenendo una pressione costante sull’esercito tedesco in attesa che il potenziale umano e industriale americano possa dispiegarsi pienamente sul fronte europeo. In questo quadro Haig spera di infliggere perdite decisive al nemico nel teatro delle Fiandre, spezzarne il morale e ottenere uno sfondamento che apra la strada alla costa belga, neutralizzando le basi dei sommergibili tedeschi responsabili della guerra sottomarina.
Lo scontro si colloca in una fase assai critica della Grande Guerra, segnata dall’estremo logoramento dei contendenti e dalla profonda crisi dell’alleato francese, scosso dal fallimento dell’offensiva Nivelle e dagli ammutinamenti dell’esercito. Fin dall’inizio, tuttavia, l’operazione si scontra con condizioni ambientali proibitive. Il terreno argilloso delle Fiandre viene devastato da settimane di bombardamenti preliminari che distruggono ogni residuo sistema di drenaggio, mentre le piogge persistenti dell’estate e dell’autunno trasformano il campo di battaglia in un pantano impraticabile, compromettendo la mobilità della fanteria, l’impiego dei carri armati e persino il recupero dei feriti. Le difese tedesche, organizzate in profondità con bunker in cemento e postazioni arretrate elastiche, assorbono l’urto degli attacchi alleati infliggendo perdite elevatissime. L’offensiva procede a fasi alterne per oltre tre mesi, con avanzamenti minimi ottenuti al prezzo di enormi costi umani. Il villaggio di Passchendaele, completamente in rovina, diventa l’obiettivo finale e simbolico di una battaglia ormai svuotata di reale significato strategico. Solo nell’autunno del 1917, grazie allo spirito di sacrificio del Corpo canadese, comandato dal generale Arthur Currie, e a una migliore coordinazione dell’artiglieria, l’abitato cade in mano alleata. Tuttavia, il bilancio complessivo è drammatico: centinaia di migliaia di vittime, tra morti e feriti, per un guadagno territoriale limitato e temporaneo. La guerra, in Occidente, continua a segnare il passo.

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