Quando il 24 ottobre 1917 si apre la Battaglia di Caporetto, tra le unità tedesche inviate a sostenere l’offensiva austro-ungarica c’è anche un giovane e anonimo tenente svevo: Erwin Rommel. Non è ancora il leggendario comandante africano capace di prendersi gioco gli inglesi nei deserti libici, ma sul fronte dell’Isonzo mostra già tutti i tratti che lo renderanno celebre un ventennio dopo.
Con il Battaglione da montagna del Württemberg, Erwin Rommel parte dal settore di Tolmino e punta alle alture del Kolovrat conquistando in poche ore le posizioni chiave assegnategli, catturando centinaia di prigionieri e impadronendosi di numerosi pezzi d’artiglieria. Il 26 ottobre raggiunge la vetta del Monte Matajur, snodo decisivo per lo sfondamento del fronte italiano e da lì inizia una corsa implacabile verso le Valli del Natisone, con l’obiettivo di tagliare le principali linee di ritirata dell’armata italiana. In circa 80 ore i suoi uomini percorrono oltre 50 chilometri sotto una pioggia inclemente generando confusione e travolgendo ogni resistenza gli si pari innanzi con perdite irrisorie tra i suoi ranghi. È una rivoluzione tattica che mostra al mondo il potere delle nuove tattiche d’assalto studiate per anni dal corpo ufficiali dell’esercito tedesco: penetrare in profondità, evitare i punti forti, disarticolare il nemico. L’avanzata prosegue attraverso il Friuli fino al Tagliamento, poi verso nord-ovest. L’ordine è chiaro: raggiungere Longarone e chiudere la via di fuga alle truppe italiane in ritirata dal fronte carnico. Dopo scontri duri alla Forcella Clautana, l’8-9 novembre la strada è aperta e Rommel riesce perfino a impedire la distruzione del ponte che conduce alla cittadina veneta. In poco più di due settimane, il giovane ufficiale si guadagna la Pour le Mérite, la più ambita decorazione della guerra, attraversando l’intero Friuli e contribuendo personalmente alla riuscita della grande offensiva austro-germanica.
