Questo libro dello studioso Nils Fabiansson è un vero e proprio compendio per il lettore al capolavoro di Ernst Jünger “Nelle tempeste d’acciaio”, esplorante le corrispondenze tra i diari di guerra e le opere letterarie di Jünger e la sua esperienza di guerra sul Fronte occidentale quale Tenente e comandante di Truppe d’assalto nel Füsilier-Regiment Nr. 73 “Gibraltar” mediante una documentata analisi storica e topografica delle battaglie del suo reparto e della loro trasposizione nei suoi libri e una analisi critico-letteraria delle loro varie edizioni, completata con decine di fotografie da archivi pubblici e privati, immagini inedite dai suoi diari e dei luoghi dei combattimenti allora e oggi e mappe.
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GIOVEDì 5 MARZO: MARCO CIMMINO RACCONTA “ROMMEL A CAPORETTO”
Quando il 24 ottobre 1917 si apre la Battaglia di Caporetto, tra le unità tedesche inviate a sostenere l’offensiva austro-ungarica c’è anche un giovane e anonimo tenente svevo: Erwin Rommel. Non è ancora il leggendario comandante africano capace di prendersi gioco gli inglesi nei deserti libici, ma sul fronte dell’Isonzo mostra già tutti i tratti che lo renderanno celebre un ventennio dopo.
Con il Battaglione da montagna del Württemberg, Erwin Rommel parte dal settore di Tolmino e punta alle alture del Kolovrat conquistando in poche ore le posizioni chiave assegnategli, catturando centinaia di prigionieri e impadronendosi di numerosi pezzi d’artiglieria. Il 26 ottobre raggiunge la vetta del Monte Matajur, snodo decisivo per lo sfondamento del fronte italiano e da lì inizia una corsa implacabile verso le Valli del Natisone, con l’obiettivo di tagliare le principali linee di ritirata dell’armata italiana. In circa 80 ore i suoi uomini percorrono oltre 50 chilometri sotto una pioggia inclemente generando confusione e travolgendo ogni resistenza gli si pari innanzi con perdite irrisorie tra i suoi ranghi. È una rivoluzione tattica che mostra al mondo il potere delle nuove tattiche d’assalto studiate per anni dal corpo ufficiali dell’esercito tedesco: penetrare in profondità, evitare i punti forti, disarticolare il nemico. L’avanzata prosegue attraverso il Friuli fino al Tagliamento, poi verso nord-ovest. L’ordine è chiaro: raggiungere Longarone e chiudere la via di fuga alle truppe italiane in ritirata dal fronte carnico. Dopo scontri duri alla Forcella Clautana, l’8-9 novembre la strada è aperta e Rommel riesce perfino a impedire la distruzione del ponte che conduce alla cittadina veneta. In poco più di due settimane, il giovane ufficiale si guadagna la Pour le Mérite, la più ambita decorazione della guerra, attraversando l’intero Friuli e contribuendo personalmente alla riuscita della grande offensiva austro-germanica.
GIOVEDì 12 FEBBRAIO: MARCO CIMMINO RACCONTA PASSCHENDAELE, INFERNO DI FANGO
Pianificata minuziosamente sotto l’occhio vigile del comandante in capo del British Expeditionary Force, feldmaresciallo Douglas Haig, la terza battaglia di Ypres nasce all’interno di una strategia che mira a sfruttare l’entrata in guerra degli Stati Uniti, avvenuta nell’aprile del 1917, mantenendo una pressione costante sull’esercito tedesco in attesa che il potenziale umano e industriale americano possa dispiegarsi pienamente sul fronte europeo. In questo quadro Haig spera di infliggere perdite decisive al nemico nel teatro delle Fiandre, spezzarne il morale e ottenere uno sfondamento che apra la strada alla costa belga, neutralizzando le basi dei sommergibili tedeschi responsabili della guerra sottomarina.
Lo scontro si colloca in una fase assai critica della Grande Guerra, segnata dall’estremo logoramento dei contendenti e dalla profonda crisi dell’alleato francese, scosso dal fallimento dell’offensiva Nivelle e dagli ammutinamenti dell’esercito. Fin dall’inizio, tuttavia, l’operazione si scontra con condizioni ambientali proibitive. Il terreno argilloso delle Fiandre viene devastato da settimane di bombardamenti preliminari che distruggono ogni residuo sistema di drenaggio, mentre le piogge persistenti dell’estate e dell’autunno trasformano il campo di battaglia in un pantano impraticabile, compromettendo la mobilità della fanteria, l’impiego dei carri armati e persino il recupero dei feriti. Le difese tedesche, organizzate in profondità con bunker in cemento e postazioni arretrate elastiche, assorbono l’urto degli attacchi alleati infliggendo perdite elevatissime. L’offensiva procede a fasi alterne per oltre tre mesi, con avanzamenti minimi ottenuti al prezzo di enormi costi umani. Il villaggio di Passchendaele, completamente in rovina, diventa l’obiettivo finale e simbolico di una battaglia ormai svuotata di reale significato strategico. Solo nell’autunno del 1917, grazie allo spirito di sacrificio del Corpo canadese, comandato dal generale Arthur Currie, e a una migliore coordinazione dell’artiglieria, l’abitato cade in mano alleata. Tuttavia, il bilancio complessivo è drammatico: centinaia di migliaia di vittime, tra morti e feriti, per un guadagno territoriale limitato e temporaneo. La guerra, in Occidente, continua a segnare il passo.
VENERDI’ 7 NOVEMBRE: GIOVANNI CERINO BADONE RACCONTA “AIN EL-GAZALA, IL TRIONFO DI ROMMEL”
Nel primo pomeriggio del 26 maggio 1942 le forze corazzate italo-tedesche al comando del generale Crüwell danno il via all’offensiva dell’Asse con la “Variante Venezia” (Unternehmen Venezia), un attacco diversivo lungo il settore settentrionale di Ain El-Gazala. La Divisione Trento impegna le linee britanniche allo scopo di coprire la grande manovra aggirante dell’Afrika Korps che, coperta da una provvidenziale tempesta di sabbia, muove più a sud poco dopo. Il silenzio immacolato del deserto libico è squarciato dal fragore delle artiglierie e dal rombo degli aerei: inizia così la battaglia di Ain El-Gazala. Per settimane le truppe italo-tedesche (in evidente e costante inferiorità numerica) si oppongono a quelle britanniche del generale Ritchie, affrontandole in un duello all’ultimo sangue, tra le dune e i reticoli dei campi minati, sotto il cielo azzurrissimo della primavera africana. Le divisioni corazzate si rincorrono in un labirinto di polvere e fuoco dove, una volta di più, l’acume tattico e l’audacia operativa del comandante in capo brilleranno sui numeri e sui mezzi dell’avversario. La via per Tobruk e per le piramidi è ormai aperta.
GIOVEDI’ 3 LUGLIO: MARCO CIMMINO RACCONTA L’OFFENSIVA NIVELLE – MASSACRO SULLO CHEMIN DES DAMES
Mentre l’inverno del 1917 si ritira, lasciando spazio a un’umida e ingannevole primavera, sui campi devastati dello Champagne si addensano nubi cariche di tensione e di oscuri presagi. La Francia, stremata ma ancora caparbiamente legata ad un idea risolutrice dello sforzo offensivo, si affida nelle mani di Robert Nivelle, elegante e determinato generale d’artiglieria, astro nascente delle forze armate, distintosi sui campi insanguinati di Verdun solo l’anno precedente. Massone, protestante, anglofilo, egli si ripromette di porre fine alla guerra con un solo colpo, netto e risolutivo, e sui indirizza tutti gli sforzi della nazione in previsione del ambizioso piano. Lungo l’altopiano dello Chemin des Dames, tra i calanchi brulli e le creste insanguinate, si ammassano nuovi reggimenti e forze fresche, si dispongono le artiglierie, camion e muli da soma, atterrano stormi di aerei da caccia e i più recenti modelli di ricognitori. I giornali entusiasti proclamano ai quattro venti la prossima offensiva, I telegrammi viaggiano febbrili tra le capitali alleate, gli ordini rimbalzano tra il quartier generale e le prime linee, mentre ai soldati viene promesso che questa sarà l’ultima carneficina, il fendente decisivo, la svolta che porterà ad ognuno gloria e vittoria. Nel frattempo gli ufficiali tracciano mappe, calcolano tempi, predispongono sbarramenti mobili di bocche da fuoco che dovrebbero schiacciare il nemico sulle sue posizioni e travolgerlo sotto una pioggia d’acciaio e fuoco. Eppure non tutto è come sembra e, quando il sipario si alzerà sui progetti di Nivelle, i protagonisti del nostro racconto si troveranno a una volta di più ad interpretare un testo per cui non erano assolutamente preparati.
VENERDI’ 18 OTTOBRE: PRESENTAZIONE LIBRO “AVANTI VERONA”
Nell’inverno del 1942, lungo le anse del fiume Don, sotto il comando del leggendario colonello Paolo Signorini è schierato anche il 6° Reggimento Alpini con i battaglioni Vestone, Val Chiese e Verona. Inquadrato nei ranghi della divisone Tridentina esso affronterà tutte le vicissitudini di quei giorni terribili, aprendosi la strada verso occidente e guadagnandosi sul campo ben 7 medaglie d’oro alla memoria. Il saggio di Brussani prende in esame la storia operativa del BTG Verona, restituendo in maniera vivissima le tragiche imprese di un pungo di uomini nella tempesta.
GIOVEDI’ 19 OTTOBRE: MARCO CIMMINO RACCONTA LA BATTAGLIA DELLA SOMME
Nei piani originari, redatti in occasione della Conferenza interalleata di Chantilly, il 1916 avrebbe dovuto vedere una serie di attacchi simultanei agli Imperi Centrali. Russi, Italiani e Anglo-Francesi si sarebbero impegnati in offensive coordinate per schiacciare le difese austrotedesche e risolvere definitivamente il conflitto a favore dell’Intesa. L’offensiva prevista per la primavera in Picardia, che aveva inizialmente come obiettivo strategico minimale la cacciata della Kaiserreichsheer dalle coste del Belgio, fu ripensata a seguito dell’attacco tedesco su Verdun tenendo conto della necessità di alleggerire l’enorme pressione tedesca sul fronte di Verdun. Douglas Haig, recentemente nominato alla guida del BEF in sostituzione di John French, presumeva, non senza una qualche ragione, che lo sforzo bellico più a sud, calamitando sempre maggiori quantità di uomini verso i campi devastati della Mosa, avrebbe lasciato ampi spazi di manovra al suo esercito. Eppure, quando dopo mesi di meticolosa preparazione, segretissimi preparativi e 5 giorni di ininterrotti bombardamenti, i fanti inglesi saltarono fuori dalle loro trincee per lanciarsi all’assalto delle posizioni tedesche, fu subito evidente che qualcosa non aveva funzionato. E che le armate di sua maestà era pronte ad andare incontro al giorno più buio della loro secolare storia.
MERCOLEDI’ 15 MARZO: MARCO CIMMINO RACCONTA LA BATTAGLIA DI VERDUN (SECONDA PARTE)
Mentre nel corso della bella stagione i francesi si aggrappano ai resti del Forte di Vaux e all’acume strategico del generale Petain, con la fine dell’estate e l’esaurimento della spinta offensiva tedesca, l’esercito di Parigi può passare all’offensiva. Il generale de Castelnau assembla un trittico di alti ufficiali, diversissimi tra loro per carattere ed approccio metodologico alla battaglia, che collaborano alla riconquista di Fort Douaumont. Al già citato eroe della Voie Sacrée si affiancano due personaggi destinati ad una chiaroscurarle fama nel successivo svolgimento della guerra: l’orgoglioso Robert Nivelle e lo spietato Charles Mangin. E’ giunto il momento della controffensiva per Armée de Terre.
GIOVEDI’ 2 MARZO: MARCO CIMMINO RACCONTA LA BATTAGLIA DI VERDUN (PRIMA PARTE)
Alle prime luci del 21 febbraio 1916, in un bosco vicino a Loison, gli intirizziti serventi di un cannone da marina Krupp ricevono il tanto atteso ordine da parte del comando del principe Guglielmo. Un primo proiettile da 380 mm viene sparato in direzione della città di Verdun, demolendo l’ala del grande palazzo vescovile. A seguire una fitta pioggia di colpi incomincia a piovere, come grandine di fuoco e di acciaio, sul intero abitato, centrando la stazione ferroviaria, le case ed i ponti fuori città. L’operazione Gericht (Giudizio), preparata con una maniacale segretezza dal capo di stato maggiore tedesco Von Falkenhayn e dai suoi sottoposti, è ufficialmente cominciata e con essa la battaglia destinata a diventare l’emblema del conflitto. Marco Cimmino ci porterà a strisciare nella martoriata terra del “Grand Est”, accompagnandoci per i gironi danteschi di quel tremendo tritacarne che, una volta messo in moto, per quasi un anno nessuno più riuscirà fermare.
GIOVEDI’ 15 SETTEMBRE: MARCO CIMMINO RACCONTA LA BATTAGLIA DI LOOS
Il 25 settembre del 1915, nel contesto di quella che i tedeschi chiamarono Battaglia d’autunno, le truppe britanniche del generale Haig si lanciarono all’assalto delle trincee nemiche dopo aver cercato di disarticolarne l’apparato difensivo con il massiccio impiego di gas al cloro. Nonostante l’accurata programmazione e l’impiego degli Scavatori del corpo degli Ingeneri Reali per il posizionamento di mine in gallerie in prossimità degli obbiettivi, ogni sforzo per aprirsi la strada ad oriente risultò vano. La superiorità tattica germanica, mostratasi notevolmente superiore alla dottrina offensiva degli alleati, unita alle avversità meteorologiche in cui finì per dibattersi il contingente d’oltremanica, trasformarono ben presto il terreno di scontro in un mattatoio conosciuto come “il Campo dei Morti di Loos”. Giovedì 15 settembre Marco Cimmino racconterà la devastazione e l’imperizia, il coraggio e l’abnegazione, di uno dei più tristi e bizzarri racconti della Grande Guerra










